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Il vescovo di Cesena-Sarsina, Antonio Giuseppe Caiazzo, ha diffuso un messaggio pasquale per il 2026. L'arcivescovo esorta la comunità a superare le divisioni e a promuovere la pace, la speranza e la solidarietà di fronte alle ingiustizie globali.

Appello alla vita contro la morte

Cesena si prepara a celebrare la Pasqua 2026. L'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, guida della diocesi di Cesena-Sarsina, ha rivolto un messaggio alla sua comunità. L'invito è a un risveglio spirituale e a un impegno concreto. Il suo richiamo, «Vieni fuori», è un'esortazione a scegliere la vita anziché la morte. Si oppone alla disperazione con la speranza. Promuove la solidarietà in un mondo segnato da conflitti.

La fede, secondo il vescovo, deve tradursi in azioni tangibili. È necessario aiutare chi soffre e curare le ferite. Bisogna promuovere attivamente la pace. L'esempio di san Francesco viene citato come modello. La resurrezione di Gesù simboleggia una rinascita. Questo vale sia a livello individuale che collettivo. L'arcivescovo invita a non rimanere indifferenti di fronte al dolore altrui.

Un grido di speranza contro i conflitti

Il messaggio pasquale trae ispirazione dal grido di Gesù davanti alla tomba di Lazzaro. «Lazzaro, vieni fuori» risuona come un richiamo universale. Si oppone alle numerose «tombe» create da ingiustizie e conflitti. Questi eventi sacrificano vite umane, dai più piccoli agli anziani. La convinzione errata è che lo sterminio possa risolvere i problemi della convivenza. Troppi conflitti continuano a insanguinare il pianeta.

Nelle ultime settimane, le devastazioni hanno colpito Iran e Libano. Centri abitati distrutti e civili uccisi sono una realtà tragica. Esiste il rischio concreto che la situazione possa coinvolgere anche l'Europa. Uno dei contendenti ha già lanciato minacce. Si respira un clima di violenza e sopraffazione. Milioni di persone muoiono a causa delle guerre.

Milioni di familiari piangono i loro cari. Purtroppo, nessuno ascolta il loro grido disperato. Nessuno si adopera per asciugare le lacrime o sanare le ferite. L'arcivescovo si unisce al Papa Leone XIV e ai vescovi italiani. Insieme, cercano rifugio e speranza nella preghiera comune. Promuovono iniziative per smuovere le coscienze. Si rivolgono in particolare a chi decide arbitrariamente sul destino dell'umanità.

La Pasqua come vittoria della vita

La Pasqua di Gesù è celebrata in questo contesto difficile. Il grido rivolto a Lazzaro è anche per chi è chiuso nelle proprie sicurezze economiche. È per chi possiede una presunzione di onnipotenza. L'invito «Vieni fuori» è rivolto anche a noi. Come ricorda Leone XIV, non si può restare in silenzio di fronte alla sofferenza. Le vittime innocenti di questi conflitti feriscono l'intera umanità. La morte e il dolore causati dalle guerre sono uno scandalo.

La Pasqua di Gesù conferma che la speranza non muore. Questa certezza non nasce dalla Chiesa o da discorsi vuoti. Proviene esclusivamente da Dio. Egli ci chiede di essere testimoni attivi. Dobbiamo essere presenti e coinvolti in un impegno comune. Attraverso gesti di aiuto e prossimità, si genera solidarietà. Questa generosità deve diffondersi a cerchi concentrici.

Il grido di Gesù a Lazzaro simboleggia la vittoria della vita sulla morte. Questo è ciò che si celebrerà durante la Veglia Pasquale. Il rito e i gesti indicano il passaggio dalle tenebre alla luce. Dalla schiavitù alla liberazione. Dalla morte alla vita, in Cristo morto e risorto.

Fede adulta e pace francescana

La Pasqua di Gesù indica il tempo per respirare libertà e verità. Questo va donato agli altri. Questo è il senso di una fede adulta. Ci fa tornare bambini, figli del Padre. Bisognosi di guida e sostegno. Dobbiamo lasciarci correggere. Questo è il volto del Padre rivelato da Gesù.

Nell'anno giubilare francescano, si celebrano gli 800 anni della Pasqua di san Francesco. Il cardinale Dominique Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan, ha parlato di lui ad Assisi. Lo ha definito «l'uomo di pace per eccellenza». La sua vita insegna che la pace non è solo una promessa ultraterrena. È una realtà da vivere e donare qui sulla terra. Fino alla morte, vista come sorella amata. La pace si vive nella povertà evangelica. Si ritrova nella risurrezione promessa dal Figlio. Le reliquie ad Assisi ci proiettano verso il Regno. Dobbiamo andare, portatori di pace, annunciando: «Pace a questa casa».

Per i credenti, la Pasqua è l'unica luce nel buio. È la certezza dove la gioia trova fonte e vertice. Di fronte alla sofferenza, la Pasqua ricorda il mistero della vita. È pienezza d'amore, generativa. Una sorgente inesauribile. Anche nell'impotenza e nel dubbio, si avvertono i profumi della primavera. La resurrezione di Gesù coincide con la stagione della vita.

L'augurio è che la Pasqua di Cristo sia occasione per sentirsi salvati dagli orrori. Questo è il seme di speranza per un futuro positivo. L'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo abbraccia e benedice tutti. Augura una Santa Pasqua.

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