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Un'operazione di polizia a Catanzaro ha svelato un presunto schema estorsivo aggravato dall'uso del metodo mafioso. Tre individui sono sospettati di aver minacciato un imprenditore locale per ottenere denaro, evocando legami con clan criminali radicati sul territorio.

Estorsione con minacce mafiose a Catanzaro

Le indagini hanno messo sotto la lente tre persone: Angelo Mazza, Salvatore Montesano e Saverio Ciambrone. Questi soggetti sono accusati di aver agito in concorso tra loro. Il loro presunto obiettivo era un imprenditore attivo nell'area tra Gimigliano e la frazione Roccelletta di Borgia. Le loro azioni sarebbero state parte di un unico piano criminale.

La strategia degli indagati si basava su minacce non esplicite. Facevano riferimento alla presenza di organizzazioni criminali potenti nella zona. In particolare, venivano citate le cosche Catarisano e Scalise. L'intento era quello di spingere la vittima a consegnare somme di denaro. Parte di questi fondi sarebbe servita anche al sostentamento di persone detenute.

L'inchiesta, denominata «Pay-Up», ha ricostruito una serie di episodi specifici. Questi eventi dimostrano la presunta modus operandi del gruppo. La gravità delle accuse è legata anche all'aggravante del metodo mafioso. Questo implica l'uso della forza intimidatrice derivante da legami, reali o presunti, con la criminalità organizzata locale.

Il ruolo dei singoli indagati e le minacce

Un episodio chiave si sarebbe verificato il 10 luglio 2025. In quella data, Saverio Ciambrone, noto anche con il soprannome «VèVè», si sarebbe presentato presso la sede di un'azienda. Durante il suo intervento, avrebbe fatto riferimento diretto a un cantiere specifico. Questo cantiere si trovava nella zona di Roccelletta di Borgia. Inoltre, avrebbe menzionato la detenzione di due individui. L'evocazione delle cosche locali era esplicita.

Pochi giorni dopo, il 14 luglio 2025, altri due indagati sarebbero entrati in azione. Angelo Mazza e Salvatore Montesano si sarebbero recati nello stesso cantiere. Il loro scopo era incontrare il titolare dell'impresa. Non trovandolo presente, Montesano avrebbe agito diversamente. Ha contattato telefonicamente l'imprenditore.

Durante la conversazione telefonica, Montesano si sarebbe presentato come un «amico del Ciambrone». Ha espresso il desiderio di incontrarlo personalmente per discutere di questioni importanti. La conversazione si sarebbe interrotta bruscamente. Questo è avvenuto dopo che la vittima ha dichiarato di operare in regime di subappalto per un'altra ditta. Tale informazione avrebbe interrotto i piani degli indagati.

Metodo mafioso e controllo del territorio

Le condotte contestate sono aggravate dall'utilizzo del metodo mafioso. Questo aspetto è stato sottolineato dagli inquirenti. La forza intimidatrice deriva dall'appartenenza, reale o evocata, a organizzazioni criminali. Queste organizzazioni hanno una forte presenza sul territorio. Tale situazione genera una condizione di assoggettamento e omertà nella vittima.

Gli investigatori evidenziano che queste azioni non mirano solo a ottenere profitti illeciti. Hanno anche lo scopo di rafforzare il controllo sulle attività economiche locali. Il sostegno economico agli affiliati detenuti è un altro obiettivo. Questo dimostra una strategia criminale complessa e radicata.

L'inchiesta mira a smantellare una rete che sfrutta la paura e la reputazione criminale. L'imprenditore vittima si sarebbe trovato in una posizione di estrema vulnerabilità. Le minacce, anche se non dirette, erano sufficienti a creare un clima di terrore. La citazione dei clan mafiosi locali amplifica l'efficacia intimidatoria.

Il contesto territoriale e le cosche coinvolte

L'area di Gimigliano e Roccelletta di Borgia è nota per la presenza di gruppi criminali organizzati. Le cosche Catarisano e Scalise sono storicamente attive in queste zone. La loro influenza si estende su diverse attività economiche. L'estorsione è uno dei metodi prediletti per mantenere il controllo e generare profitti.

L'inchiesta «Pay-Up» si inserisce in un contesto più ampio di lotta alla criminalità organizzata in Calabria. Le forze dell'ordine sono costantemente impegnate nel contrasto a queste forme di illegalità. L'aggravante del metodo mafioso è fondamentale per punire adeguatamente tali reati. Essa riconosce la particolare pericolosità sociale delle azioni commesse.

La pressione psicologica esercitata sugli imprenditori è un elemento cruciale. La paura di ritorsioni, anche solo evocate, costringe le vittime al silenzio. Questo permette ai criminali di operare indisturbati per lunghi periodi. Le indagini hanno richiesto un lavoro meticoloso di raccolta prove. Le testimonianze, le intercettazioni e i riscontri sul campo sono stati fondamentali.

Il sistema estorsivo e i suoi scopi

Il sistema estorsivo descritto nell'operazione «Pay-Up» presenta diverse sfaccettature. Non si tratta solo di un mero prelievo di denaro. È un meccanismo che mira a consolidare il potere criminale. Il controllo delle attività imprenditoriali garantisce flussi di denaro costanti. Questi fondi possono essere reinvestiti in altre attività illecite o utilizzati per mantenere la rete criminale.

Il sostegno ai detenuti è un aspetto importante. Garantire il benessere dei membri incarcerati rafforza la lealtà all'interno dell'organizzazione. Crea un senso di appartenenza e di protezione reciproca. Questo rafforza ulteriormente il legame tra i membri e la struttura criminale.

La vittima, operando in subappalto, potrebbe aver avuto ancora meno strumenti per opporsi. La sua posizione potrebbe averla resa più vulnerabile. La dipendenza da altre imprese potrebbe aver aumentato la sua paura di ripercussioni sull'intera catena lavorativa.

La difesa e le prossime fasi

Il collegio difensivo degli indagati è composto dagli avvocati Isabella Camporato, Antonio Ludovico e Laura Moschella. Saranno loro a dover fornire la linea difensiva per Angelo Mazza, Salvatore Montesano e Saverio Ciambrone. Le fasi successive dell'indagine prevedranno probabilmente l'interrogatorio degli indagati. Potrebbero esserci richieste di misure cautelari.

L'esito dell'inchiesta dipenderà dalla solidità delle prove raccolte. La procura ha delineato un quadro accusatorio basato su elementi concreti. L'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso rende il caso particolarmente significativo. Dimostra l'impegno delle autorità nel contrastare forme di criminalità che minacciano l'economia legale e la sicurezza dei cittadini.

La vicenda sottolinea l'importanza della collaborazione tra imprenditori e forze dell'ordine. Denunciare episodi di estorsione è fondamentale per spezzare il ciclo della paura. Solo così è possibile liberare il territorio dal giogo della criminalità organizzata. Le autorità invitano chiunque sia vittima di simili pressioni a farsi avanti.

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