La fuga di Elia Del Grande è terminata. Il direttore della Caritas di Alba, Don Domenico De Giorgis, esprime profondo dolore per la fiducia tradita, sottolineando come l'uomo abbia danneggiato principalmente se stesso.
Il dolore per la fiducia tradita
Don Domenico De Giorgis, direttore della Caritas diocesana di Alba, ha espresso il suo rammarico per la vicenda di Elia Del Grande. L'uomo aveva trascorso il giorno di Pasqua come volontario presso la Caritas. Il sacerdote ha definito la fuga un tradimento della fiducia accordatagli. Le sue parole sono cariche di amarezza.
«Il problema non è quello che ha fatto a me, ma quello che ha fatto a se stesso», ha dichiarato il direttore. La sua voce tradisce il dolore per un atto che considera una profonda delusione. La fiducia accordata sembra ora perduta per sempre.
Una speranza di riscatto svanita
Don De Giorgis aveva creduto nelle parole di Elia Del Grande. L'uomo sembrava pronto a cambiare vita. Dalle sue dichiarazioni emergeva una forte volontà di riscatto. Il sacerdote aveva percepito un sincero desiderio di dare una svolta alla sua esistenza. Purtroppo, queste speranze si sono rivelate vane.
«Sembrava pronto a riscattarsi», ha affermato Don De Giorgis. «Dalle sue parole mi sembrava che emergesse la volontà di dare una svolta. Invece no. Tanto fumo», ha aggiunto con delusione. La percezione iniziale di un uomo in cerca di redenzione è svanita nel nulla.
La scoperta della fuga
Inizialmente, il direttore della Caritas era convinto che Elia Del Grande sarebbe tornato. Pensava che la sua assenza fosse dovuta a un desiderio momentaneo di stare con la compagna e la bambina. Si percepiva una certa confidenza tra loro. Il sacerdote riteneva si trattasse solo di una leggerezza passeggera.
«Nei primi momenti ero convinto che sarebbe tornato», ha spiegato Don De Giorgis. «Pensavo che la sua fosse una leggerezza per stare con quella donna e con la bambina. Si vedeva che c’era confidenza», ha aggiunto. La realtà si è poi rivelata ben diversa.
Un percorso interrotto
Se Elia Del Grande fosse rimasto, avrebbe intrapreso un percorso di volontariato. La sua prima domenica era stata dedicata al servizio presso la Caritas. Avrebbe poi iniziato a prendersi cura del dormitorio. Questo percorso di reinserimento sociale è stato bruscamente interrotto dalla sua fuga.
«Era la sua prima domenica di volontariato. Poi avrebbe iniziato da noi, alla Caritas. Si sarebbe preso cura del dormitorio», ha ricordato il direttore. «Invece ha buttato via tutto per niente», ha concluso con amarezza.
La domenica di Pasqua
La domenica di Pasqua si è trasformata in un momento di profonda tristezza per Don Domenico. Dopo un clima inizialmente sereno, quasi familiare, con settantasette persone tra ospiti e volontari riuniti per il pranzo, la situazione è precipitata. Elia Del Grande stava servendo ai tavoli.
Al termine del pranzo, la compagna e la bambina si sono presentate alla mensa. Hanno chiesto di parlare con Del Grande. Don Domenico ha acconsentito, raccomandando loro di non allontanarsi dall'area. Alle 17.30, un messaggio anonimo sul cellulare del prete recitava: «Ciao Domenico, stai tranquillo, torno alle 19». Solo dopo le 19, e dopo aver tentato invano di contattare il numero, il direttore ha compreso la gravità della situazione.
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