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Tragedia a Breganze dove un ex campione di hockey, Marco Conte, è stato rinvenuto senza vita in una roggia. Si ipotizza un malore fatale seguito da annegamento.

Ritrovato corpo senza vita in una roggia

Il corpo di un ciclista è stato scoperto all'alba di oggi. La macabra scoperta è avvenuta a Breganze, precisamente in via Palugare, nella zona di Mirabella. La vittima è stata individuata in una roggia. Un addetto alla raccolta dei rifiuti ha notato il cadavere. La strada in questione è una stretta via di campagna. La causa del decesso sembra essere l'annegamento. Si tratterebbe di un uomo di circa cinquant'anni residente nel vicentino.

Identificato il ciclista: era Marco Conte

La persona deceduta è stata identificata come Marco Conte. Si trattava di un ex giocatore di hockey su pista. Conte era stato un protagonista del primo scudetto vinto dal Bassano. L'uomo era molto conosciuto per la sua carriera sportiva. Era anche stimato per il suo impiego presso la Kumbre. Questa azienda produce attrezzature per giocatori di hockey. Marco Conte era fratello di Tony Conte. Quest'ultimo è un noto ristoratore di Thiene. Tony è anche apprezzato per il suo impegno di volontariato. Si dedica a progetti per la costruzione di pozzi in Africa. Marco lascia la moglie e tre figli.

Ipotesi malore e annegamento

L'ipotesi più probabile è che Marco Conte sia stato colpito da un malore. Questa è la tesi accreditata dal medico legale. Il professionista è giunto a Breganze da Verona. Dopo essersi sentito male, l'ex campione sarebbe caduto nel fosso. La morte sarebbe sopraggiunta per annegamento. La Procura potrebbe disporre l'autopsia. L'esame servirà a chiarire definitivamente le cause del decesso. Sul posto sono intervenuti il Suem e i vigili del fuoco. Presenti anche i carabinieri della compagnia di Thiene. La bicicletta elettrica utilizzata dalla vittima è stata posta sotto sequestro.

Il racconto di un amico

«Giovedì Marco aveva terminato il turno alle 15.30», racconta Gaetano Marozin. È il fondatore della falegnameria dove Conte era responsabile. «Si era poi fermato in paese con la sorella Nadia e il figlio maggiore Nicolas. Anche con amici storici», aggiunge Marozin. «Dopo cena, verso le 21, ha ripreso la strada verso casa con la sua bicicletta elettrica. Lungo quel tragitto è avvenuta la tragedia», prosegue tra le lacrime.

Nessuno si era preoccupato inizialmente. La vittima, infatti, si fermava spesso da amici e parenti. A volte vi dormiva anche. «Marco era una persona straordinaria», ricorda Marozin. «Sempre sorridente, molto socievole. Soprattutto di gran cuore, generoso e disponibile con chiunque avesse bisogno». «Sono devastato», conclude Marozin. «Sentirò sempre la sua mancanza. Quella di un uomo che ha vissuto un'esistenza intensa. Sempre all'insegna di grandi valori e di completa semplicità».

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