Udienza in Corte d'Assise a Vicenza
Paola Pettinà, 47enne di Bolzano Vicentino, è comparsa per la prima volta davanti ai giudici della Corte d’Assise di Vicenza. L'imputata è accusata di aver causato la morte di due anziani e di aver tentato di ucciderne altri tre, oltre all'ex fidanzato.
La donna, assistita dal suo legale, l'avvocato Roberto Busa, ha seguito l'udienza in silenzio. Ha scelto di non rilasciare dichiarazioni spontanee in questa fase del dibattimento, riservandosi tale possibilità prima della sentenza.
Le intercettazioni e le dichiarazioni dell'imputata
Nonostante il silenzio in aula, emergono dalle indagini alcune dichiarazioni attribuite alla Pettinà. Registrate nel marzo 2025 durante la detenzione nel carcere di Montorio, queste conversazioni intercettate, rivolte ai genitori, esprimono la sua convinzione di estraneità ai fatti.
«Non ho fatto niente», avrebbe affermato la 47enne, negando ogni responsabilità per i decessi. «Non hanno prove contro di me, soprattutto per gli omicidi», ha aggiunto, mostrando fiducia nella sua futura assoluzione.
Le analisi dei periti sui casi
Durante l'udienza sono stati ascoltati i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari. Il medico legale Antonello Cirnelli, la tossicologa forense Donata Favretto e l'anestesista Carlo Sorbara hanno presentato le loro analisi sui casi.
I professionisti hanno esaminato gli effetti delle sostanze che, secondo l'accusa, la Pettinà avrebbe somministrato ai pensionati. L'analisi del capello di una delle vittime decedute nell'estate 2023 ha rivelato un sovradosaggio di tranquillanti non giustificabile medicalmente nell'ultimo mese di vita.
Il caso dell'ex compagno e i dubbi dei periti
Particolare attenzione è stata dedicata al caso dell'ex compagno della Pettinà, accusato di tentato omicidio. L'uomo aveva riferito ai medici del pronto soccorso la presenza di un farmaco che non assumeva. Le analisi successive hanno confermato la presenza di tale sostanza nell'organismo.
Il professor Cirnelli ha sottolineato come l'unica autopsia eseguibile sia stata dirimente, rivelando un farmaco inatteso e un incremento anomalo di un medicinale somministrato ripetutamente alla vittima.
Tuttavia, i periti stessi hanno ammesso che le loro conclusioni non sono esaustive. «Anche noi rimaniamo con tanti dubbi», ha dichiarato Cirnelli, evidenziando la limitatezza delle prove documentali a disposizione.
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