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Due anni dopo la tragica esplosione nella centrale di Suviana, la Cgil di Bologna insiste sulla necessità di accertare le responsabilità e ottenere giustizia per le vittime. Le indagini procedono lentamente, ma il sindacato non intende rimanere in silenzio.

Richiesta di celerità nelle indagini

La Cgil di Bologna ha ribadito con forza la sua richiesta di giustizia a due anni dalla terribile esplosione. L'evento ha segnato la centrale idroelettrica di Enel Green Power a Bargi, sul lago di Suviana. Sette operai hanno perso la vita in quell'occasione. Altri sei sono rimasti gravemente feriti.

Il sindacato bolognese non accetta ritardi nella raccolta delle prove. La lentezza attuale è considerata inaccettabile. Si chiede alle istituzioni e alla Procura di accelerare le operazioni. L'obiettivo è svuotare gli ultimi tre piani della struttura, dal -7 al -9. Questo permetterebbe di giungere più rapidamente alla verità dei fatti.

Stato attuale delle indagini e ostacoli

Al momento, le persone indagate sono cinque. Tre appartengono a Enel, mentre due provengono da società esterne. Le accuse includono disastro colposo, omicidio colposo plurimo sul lavoro e lesioni colpose sul lavoro. L'autorizzazione per bonificare i piani inferiori, necessaria per proseguire le indagini, spetta a un Tavolo amministrativo specifico.

Questo organismo è composto da rappresentanti dei vigili del fuoco, dell'Ausl, dell'Arpae e della Regione. La loro funzione è verificare la sussistenza di tutti i parametri di sicurezza necessari per procedere. La Procura ha richiesto un cronoprogramma dettagliato degli interventi futuri. Si attendono tempi precisi per capire se e come sia possibile procedere.

Una risposta in merito è prevista entro la fine del mese corrente. La situazione richiede un'azione rapida e decisa per evitare ulteriori ritardi. La sicurezza dei lavoratori e la trasparenza delle indagini sono prioritarie.

Appelli per la verità e la sicurezza

Il segretario della Cgil di Bologna, Michele Bulagarelli, ha sottolineato l'urgenza di arrivare alla verità. Ha evidenziato come la fragilità del territorio sia aggravata dal disimpegno di Enel. La centrale è ferma da due anni, un periodo lungo che non ha portato a soluzioni definitive. La sua inattività solleva interrogativi sulla gestione e sulla manutenzione.

Stefania Pisani, segretaria generale della Filctem-Cgil di Bologna, ha aggiunto un punto cruciale. Nei piani inferiori si trovano le prove concrete di quanto accaduto. Ha inoltre ricordato che il sistema di centrali idroelettriche risale agli anni '70 e '80. Queste strutture necessitano di manutenzione. Comprendere la dinamica dell'incidente è fondamentale per prevenire future tragedie.

Simone Selmi, della Fiom-Cgil, ha espresso frustrazione. A due anni di distanza, la situazione sembra ancora al punto di partenza. Ha esortato Enel e le istituzioni a uno sforzo congiunto per accedere alle prove. Ha affermato che i fondi per svuotare il bacino esistono e vanno semplicemente utilizzati.

La Cgil ha confermato la sua intenzione di costituirsi parte civile nell'eventuale processo. L'avvocato Andrea Ronchi ha confermato il dialogo con la Procura, ma ha sottolineato il ruolo di spettatori attuali del sindacato. Ha però precisato che il sindacato non è uno spettatore passivo. Ha chiesto al tavolo tecnico di stabilire tempi certi per l'accesso ai luoghi. Chiunque dovrà operare in sicurezza, agendo con prontezza ed efficacia.

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