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In Emilia-Romagna, il settore del lavoro domestico conta quasi 70mila addetti, con una netta prevalenza femminile e straniera. Il rapporto evidenzia trasformazioni e sfide per un comparto cruciale per l'assistenza.

Il profilo dei lavoratori domestici in regione

Il panorama del lavoro domestico in Emilia-Romagna presenta caratteristiche ben definite. I dati più recenti indicano che il 92% dei lavoratori è di genere femminile. Questa predominanza femminile si conferma anche nella composizione etnica del settore.

Circa l'80% dei lavoratori domestici proviene da paesi stranieri. La componente italiana rappresenta quindi circa un quinto del totale degli addetti. Tra le nazionalità straniere più rappresentate, quelle provenienti dall'Est Europa costituiscono la maggioranza, attestandosi al 54,3%.

La figura professionale più diffusa è quella della badante. Sono state registrate 44.159 assunzioni per questo ruolo. Tuttavia, si osserva una tendenza alla diminuzione complessiva dei contratti regolari nel settore.

Dal 2021, il numero totale di lavoratori domestici assunti è diminuito del 9%. La flessione è stata particolarmente marcata per le figure di colf, che hanno visto una riduzione del 32,1%. Questi dati emergono dal 7° Rapporto annuale promosso dall'Osservatorio Domina.

L'associazione nazionale Famiglie datori di lavoro domestico ha presentato i risultati per la regione in una conferenza stampa tenutasi a Bologna. L'assessora al Welfare, Isabella Conti, ha partecipato all'evento, sottolineando l'importanza del settore.

Il direttore dell'Osservatorio Domina sul lavoro domestico, Massimo De Luca, e il segretario generale Domina, Lorenzo Gasparrini, hanno illustrato le tendenze e le trasformazioni in atto.

I datori di lavoro: un quadro in evoluzione

Analizzando la figura del datore di lavoro domestico in Emilia-Romagna, i dati del 2024 mostrano 71.597 posizioni registrate. Anche in questo segmento si registra una contrazione significativa.

Rispetto al 2021, il numero di datori di lavoro è diminuito del 18,1%. Questo trend negativo è in linea con quanto osservato a livello nazionale, indicando un cambiamento nelle dinamiche familiari e sociali.

Anche tra i datori di lavoro, la componente femminile è prevalente, rappresentando il 55,2% del totale. L'età media dei datori di lavoro è piuttosto elevata, attestandosi sui 71,5 anni.

La presenza di datori di lavoro di origine straniera è molto contenuta, attestandosi al 5,1%. La stragrande maggioranza dei datori di lavoro è di nazionalità italiana.

Un dato rilevante riguarda la quota di grandi invalidi tra i datori di lavoro, pari al 9,5%. Questo dato sottolinea il forte bisogno assistenziale che spesso caratterizza le famiglie che ricorrono a personale domestico.

Complessivamente, il settore del lavoro domestico in Emilia-Romagna coinvolge circa 141.463 persone, considerando sia i datori che i lavoratori. Questo numero rappresenta il 3,2% della popolazione regionale.

Impatto economico e politiche di sostegno

Il lavoro domestico regolare genera un impatto economico considerevole nella regione. Nel 2024, le famiglie emiliano-romagnole hanno speso circa 733 milioni di euro per retribuire il personale domestico regolarmente assunto.

Il contributo di questo settore al Prodotto Interno Lordo (PIL) regionale è stimato intorno a 1,4 miliardi di euro di valore aggiunto. Questo equivale allo 0,8% del PIL totale dell'Emilia-Romagna.

L'assessora Isabella Conti ha evidenziato come il lavoro domestico sia una componente strutturale dell'economia regionale e nazionale. Ha sottolineato la sua importanza nella vita delle famiglie, soprattutto in un contesto demografico caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione.

«Parliamo di un comparto che nella nostra regione può contare su quasi 142mila persone, tra datori e soprattutto datrici di lavoro e lavoratrici, che ogni giorno garantiscono assistenza, cura e supporto alle famiglie, alle persone anziane e a chi vive in condizioni di fragilità», ha dichiarato l'assessora.

L'assessora ha ribadito l'importanza di investire nel lavoro di cura, purché sia regolarizzato e tutelato. La Giunta regionale ha rafforzato il Fondo regionale per la non autosufficienza.

Per il solo 2025, sono stati stanziati oltre 564 milioni di euro, con un aumento di 82 milioni rispetto all'anno precedente. Questi fondi sono destinati all'assistenza domiciliare, alle strutture residenziali e ai servizi socio-sanitari per anziani e persone con disabilità.

Inoltre, sono stati assegnati 3 milioni di euro al Fondo regionale Caregiver. Questo fondo, introdotto da una legge regionale nel 2024, è stato finanziato per la prima volta con risorse dedicate.

Le proposte per contrastare l'irregolarità

Il segretario generale Domina, Lorenzo Gasparrini, ha messo in luce una delle principali criticità del settore: l'elevato livello di irregolarità.

«Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso», ha affermato Gasparrini. Questo comporta rischi legali ed economici per le famiglie e priva i lavoratori di tutele fondamentali.

Per invertire questa tendenza, Domina propone una serie di misure strutturali volte a incentivare la regolarità e la stabilità dei rapporti di lavoro. Tra le proposte concrete vi sono:

Un meccanismo di cash back sui contributi versati all'INPS. Questo incentiverebbe le famiglie a regolarizzare i propri dipendenti.

Il trasferimento parziale e differito di una mensilità di Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego). Questo servirebbe come incentivo all'assunzione stabile.

Una detrazione fiscale pari al 10% dei costi sostenuti per il lavoro domestico. Questa misura renderebbe la regolarità una scelta economicamente vantaggiosa.

L'obiettivo è trasformare la regolarità da un mero obbligo formale a una convenienza reale per tutte le parti coinvolte.

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