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La Corte di assise di appello di Bologna ha confermato l'ergastolo per Giampaolo Amato. L'ex medico è accusato dell'omicidio della moglie e della suocera. Le motivazioni dei giudici puntano su ragioni puramente egoistiche.

Conferma ergastolo per Giampaolo Amato

La Corte di assise di appello di Bologna ha ratificato la sentenza di ergastolo per Giampaolo Amato. L'uomo, ex medico noto per il suo passato con la Virtus, è stato giudicato colpevole dei duplici omicidi. La moglie Isabella Linsalata e la suocera Giulia Tateo furono uccise a distanza di pochi giorni.

I giudici hanno sottolineato la natura dei crimini. Li hanno definiti «un omicidio reiterato». Le motivazioni dietro questi atti sono state definite «esclusivamente egoistiche». Questo tratto di personalità, secondo la Corte, è «privo di profili umanamente o eticamente comprensibili».

Motivazioni egoistiche e premeditazione

La sentenza di appello, composta da 331 pagine, evidenzia la premeditazione. I giudici parlano di una condotta «freddamente e lucidamente portata ad esecuzione». Le modalità sono state descritte come di «grande scaltrezza».

La difesa di Amato aveva tentato di dipingere la moglie come affetta da dipendenza da benzodiazepine. I giudici hanno smentito questa tesi. Le prove raccolte durante il processo non hanno supportato tale ricostruzione.

La linea difensiva è stata respinta. La moglie, descritta come «madre e professionista medico inappuntabile», non mostrava i problemi di salute mentale o dipendenza sostenuti dall'accusa.

Il modus operandi e il movente

I due omicidi sarebbero avvenuti tramite la somministrazione di un mix di farmaci. Vennero utilizzati Sevoflurano e Midazolam. La prima vittima fu Giulia Tateo, 87 anni, trovata morta il 9 ottobre 2021.

Circa venti giorni dopo, nella notte tra il 30 e il 31 ottobre, toccò a Isabella Linsalata, 62 anni, ginecologa. La Corte ha considerato il primo omicidio una «sorta di prova generale».

Le due morti sono state ritenute correlate. Fanno parte di un unico disegno criminoso, secondo l'impostazione della Procura generale. Il compendio indiziario contro Amato è stato definito «granitico».

Movente economico e sentimentale

La Corte ha condiviso la sentenza di primo grado riguardo al movente. Si ipotizza un duplice obiettivo: sentimentale ed economico. Amato avrebbe voluto vivere una relazione con una donna più giovane.

L'omicidio della moglie, avvenuto prima della separazione legale, avrebbe avuto vantaggi economici. Non avrebbe compromesso il rapporto con i figli. Inoltre, avrebbe permesso ad Amato di conservare il suo status di erede.

Questo avrebbe garantito l'accesso a un «cospicuo assetto patrimoniale». La sentenza sottolinea la mancanza di rimorso o revisione critica da parte dell'imputato.

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