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La crescente presenza di lupi in Lombardia spinge a cercare soluzioni. Valter Grossi, esperto di cani da pastore, propone l'uso di cani da protezione come strumento efficace per la convivenza, sottolineando la necessità di prevenzione e informazione.

Cani da protezione contro i lupi

La questione della presenza dei lupi in Lombardia e sull'intera Penisola è diventata un tema ricorrente. Avvistamenti e segnalazioni si moltiplicano, alimentando un dibattito che coinvolge allevatori, cittadini e politica. Le stime ufficiali sulla popolazione di lupi sembrano discostarsi dalle esperienze quotidiane, sollevando interrogativi sulla gestione della specie.

In questo contesto, emerge la figura di Valter Grossi, ex assessore all'Urbanistica del Comune di Bergamo. Attualmente responsabile nazionale per il settore lavoro del Circolo del Pastore Abruzzese Maremmano, Grossi vanta oltre vent'anni di esperienza nell'impiego di cani da protezione del bestiame. Per lui, non si tratta di un'emergenza, ma di una naturale ricolonizzazione del territorio da parte della specie.

Grossi sottolinea come il lupo sia una specie autoctona, mai reintrodotta artificialmente in Italia. La sua presenza, sebbene richieda attenzione, rappresenta una risorsa per la biodiversità. La sfida principale, secondo l'esperto, non è la presenza del lupo in sé, ma la preparazione degli allevatori e delle comunità a una convivenza sicura.

Prevenzione e gestione del rischio

L'allarme legato ai lupi tende ad acuirsi in determinati periodi dell'anno, in particolare durante la stagione dell'alpeggio. È in queste fasi che il bestiame, spostato in quote più elevate, risulta maggiormente esposto al rischio di predazione. Grossi evidenzia come la percezione pubblica del problema, spesso amplificata dai media, contribuisca a creare un clima di preoccupazione.

Secondo l'esperto, molti allevatori non sono ancora adeguatamente preparati ad affrontare questa realtà, che comporta costi aggiuntivi e una gestione più complessa dei pascoli. La soluzione, per Grossi, risiede in un approccio proattivo e informato. È fondamentale che gli allevatori adottino misure preventive consolidate da tempo.

La convivenza con il lupo è possibile, ma richiede un impegno congiunto. La specie rappresenta un valore ecologico inestimabile e la sua conservazione deve andare di pari passo con la sicurezza delle attività zootecniche. La chiave sta nell'adottare strategie efficaci e sostenibili.

Il ruolo dei cani da guardiania

Per Valter Grossi, uno degli strumenti più efficaci per mitigare il rischio di predazione è rappresentato dai cani da protezione. Queste razze, selezionate per secoli per difendere il bestiame, possono dissuadere i predatori senza creare ulteriori problemi. Grossi cita il Pastore Abruzzese Maremmano come esempio di cane da guardiania altamente qualificato.

Questi cani, se selezionati da linee di sangue conosciute e adeguatamente socializzati fin dalla giovane età, non costituiscono un pericolo per le persone. La loro efficacia è comprovata e il loro impiego è spesso supportato da finanziamenti regionali, come avviene in Lombardia. Accanto ai cani, altre misure preventive includono l'installazione di recinzioni elettrificate e una sorveglianza più attenta dei pascoli.

Grossi insiste sull'importanza del rispetto delle regole da parte di chi frequenta la montagna. Mantenere le distanze dai greggi, tenere i cani al guinzaglio e, in caso di avvicinamento in bicicletta, scendere dal mezzo per un tratto, sono comportamenti fondamentali per evitare conflitti.

Cultura e politiche per la convivenza

L'esperto lamenta una carenza sia sul piano culturale che organizzativo in Lombardia. Secondo Grossi, si è fatto troppo poco per preparare il territorio e gli operatori alla presenza del lupo. Quando gli avvistamenti aumentano, le proteste degli allevatori spesso non sono accompagnate da incentivi sufficienti per la partecipazione a corsi di formazione e informazione.

Una parte della responsabilità viene attribuita anche a certe dinamiche politiche. Alcuni esponenti, nel tentativo di ottenere consenso, tendono a enfatizzare il problema e a promettere soluzioni irrealizzabili, non conformi alle direttive europee. Grossi chiarisce, tuttavia, che in casi specifici di lupi problematici o eccessivamente confidenti, l'abbattimento rimane una possibilità.

Le polemiche sulla gestione del lupo sono destinate a proseguire, anche dopo il recente declassamento dello status di protezione della specie. In un contesto in cui la presenza del lupo è ormai una realtà consolidata, l'obiettivo deve essere quello di una gestione efficace. Prevenzione, informazione e responsabilità condivise sono le chiavi per garantire una convivenza armoniosa tra uomo e natura.

Domande frequenti sulla gestione dei lupi

Quali sono le principali razze canine adatte alla protezione del bestiame dai lupi?

Le razze più indicate per la protezione del bestiame dai grandi carnivori includono il Pastore Abruzzese Maremmano, il Pastore del Caucaso e il Pastore di Karst. Questi cani sono stati selezionati per generazioni per difendere il gregge dai predatori.

È vero che i cani da guardia possono rappresentare un pericolo per le persone?

Se selezionati da linee di sangue conosciute, adeguatamente socializzati fin dalla giovane età e gestiti correttamente, i cani da protezione del bestiame non rappresentano un pericolo per le persone. La loro funzione è la difesa del gregge, non l'aggressione indiscriminata.

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