Un innovativo studio guidato dall'Università di Bari utilizza l'intelligenza artificiale per trasformare i cavi sottomarini in strumenti di monitoraggio sismico. Questa tecnologia promette un allerta precoce per eventi sismici.
Intelligenza artificiale analizza cavi sottomarini
Una ricerca pionieristica ha dimostrato la possibilità di monitorare eventi sismici utilizzando l'intelligenza artificiale. Questo sistema analizza i segnali ottici trasmessi attraverso i cavi sottomarini. L'obiettivo è potenziare il monitoraggio e l'osservazione tempestiva dei terremoti. La pubblicazione è avvenuta su una prestigiosa rivista internazionale.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca italiano. L'Università di Bari ha guidato questo sforzo scientifico. I risultati sono stati pubblicati su Communications Earth & Environment. Questa rivista fa parte del gruppo Nature.
Trasformare cavi in sensori sismici
La ricerca ha evidenziato come l'intelligenza artificiale possa analizzare le variazioni dello stato di polarizzazione dei segnali ottici. Questi segnali viaggiano nei cavi sottomarini di telecomunicazione. Di fatto, i cavi diventano dei veri e propri 'sensori diffusi'.
Sono stati analizzati dati raccolti tra il 2022 e il 2024. I dati provenivano dal cavo Med-Nautilus. Questo cavo è posizionato nel Mediterraneo meridionale. È stato creato un sistema di allerta precoce molto efficace.
Allerta precoce per eventi sismici
Il sistema sviluppato è in grado di rilevare segnali sismici in pochi secondi. Questi segnali possono avere epicentri a centinaia di chilometri di distanza. Il vantaggio principale è l'utilizzo di infrastrutture esistenti. Non è necessario installare nuovi e costosi sensori sui fondali marini.
Questa ricerca sfrutta i cavi in fibra ottica già presenti. Questo riduce significativamente i costi e la complessità dell'implementazione. La tecnologia offre una soluzione innovativa per la sicurezza.
Collaborazione per la ricerca scientifica
La ricerca è stata coordinata dall'Università di Bari. Diversi enti hanno collaborato a questo progetto. Tra questi figurano la Marina Militare Italiana e Telecom Italia Sparkle Spa. Hanno partecipato anche il PolySense Lab e il Politecnico di Bari.
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha contribuito. Il supporto tecnologico è stato fornito da Engineering Ingegneria Informatica Spa. Questa sinergia ha permesso di raggiungere risultati significativi.
Il ruolo dell'Università di Bari
Un gruppo di ricerca in Fisica Applicata dell'Università di Bari ha condotto lo studio. I ricercatori Mario Caruso e Michele Morelli sono stati i protagonisti. Sono stati supervisionati da docenti di diversi dipartimenti.
Tra i supervisori figurano Alfonso Monaco e Tommaso Maggipinto (Dipartimento Interuniversitario di Fisica). Anche Loredana Bellantuono (Dipartimento di Biomedicina Traslazionale e Neuroscienze) ha supervisionato. Nicola Amoroso (Dipartimento di Scienze del Farmaco) e il Rettore Roberto Bellotti hanno partecipato attivamente.
Salvaguardia del territorio con l'innovazione
Il Rettore Roberto Bellotti ha sottolineato l'importanza di questo risultato. Ha evidenziato come la ricerca universitaria generi innovazione ad alto impatto. La conoscenza avanzata viene trasformata in soluzioni concrete. Questo aiuta la comprensione dei fenomeni naturali.
Le università giocano un ruolo centrale. Rafforzano le capacità di monitoraggio e salvaguardia del territorio. Questo studio è un esempio concreto di tale impegno.