Un approccio ludico innovativo al Serafico di Assisi trasforma l'elettroencefalogramma in un'esperienza positiva per bambini con autismo. Il metodo si basa su preparazione, gioco simbolico e graduale esposizione.
Un nuovo approccio per l'elettroencefalogramma
L'esame dell'elettroencefalogramma può rappresentare una sfida notevole per i bambini affetti da autismo. Presso il centro Serafico di Assisi, un'eccellenza nella riabilitazione di giovani con disabilità, è stato sviluppato un metodo pionieristico. Questo approccio mira a superare le difficoltà associate a tali procedure mediche.
La direttrice Francesca Di Maolo ha guidato l'iniziativa. Il centro si dedica alla cura di bambini e giovani adulti con disabilità gravi. L'obiettivo è rendere ogni percorso terapeutico il più sereno possibile.
La dottoressa Ornella Ciccone, neuropediatra del Serafico, sottolinea l'importanza di questo nuovo approccio. «Qui la tecnica clinica non basta», afferma. «Servono ascolto, preparazione e rispetto dei tempi di ogni bambino e della sua famiglia».
Il "gioco della piscina" per superare la paura
Il fulcro di questa strategia è il cosiddetto “gioco della piscina”. Si tratta di un percorso di preparazione e desensibilizzazione. La cuffia utilizzata per l'elettroencefalogramma viene presentata come un “cappello” per tuffarsi in una piscina immaginaria. Questo non è un semplice trucco, ma una solida strategia clinica.
Il metodo si fonda su principi chiave. La prevedibilità è fondamentale per i bambini con disturbo dello spettro autistico. Anche l'esposizione graduale agli stimoli è cruciale. Il gioco simbolico gioca un ruolo centrale nel processo.
L'idea è invertire la prospettiva. Invece di adattare il bambino all'esame, si ripensa l'esame partendo dalle esigenze del bambino. Questo principio guida l'intero processo. La dottoressa Ciccone evidenzia come questo sia il cuore del metodo.
Un percorso graduale e rassicurante
Il percorso inizia circa una settimana prima dell'esame. Il piccolo paziente visita l'ambulatorio con i propri genitori. L'ambiente viene esplorato liberamente. Il bambino gioca e conosce gli operatori sanitari. Si sdraia sul lettino e guarda un cartone animato scelto da lui.
Successivamente, entra in gioco la cuffia dell'Eeg. Viene proposta in un contesto ludico e rassicurante. La cuffia diventa un copricapo per prepararsi a un tuffo in acqua. Inizialmente, viene indossata solo per pochi secondi.
Attraverso tentativi ripetuti, il tempo di permanenza della cuffia aumenta gradualmente. Anche la pulizia della cute, spesso un punto critico, viene introdotta lentamente. Questa fase è sempre inserita all'interno del gioco.
In alcuni casi, vengono scattate fotografie. Il bambino con la cuffia e un genitore vengono immortalati. Queste immagini vengono poi riviste insieme. Vengono inoltre offerti rinforzi positivi immediati. Applausi, sorrisi e incoraggiamenti aiutano il bambino.
Il ruolo fondamentale dei genitori
Nei giorni successivi all'esame, i genitori continuano il gioco a casa. Questo aiuta a mantenere viva la familiarità con l'oggetto e la sequenza di azioni. La continuità tra il centro e l'ambiente domestico è essenziale.
La dottoressa Ciccone ribadisce l'importanza dello spazio di gioco libero. «Il bambino non deve mai sentirsi costretto», spiega. Prima deve ambientarsi e poi entrare in relazione con l'operatore tramite il gioco.
Tutte le fasi successive, dal gioco della piscina alla merenda, vengono proposte in modo divertente. Questo approccio aiuta a sciogliere la paura. Il bambino si sente accolto. Di conseguenza, l'esame può essere svolto senza alcun supporto farmacologico.