Il settore calzaturiero marchigiano affronta una crisi profonda con centinaia di piccole imprese che chiudono ogni anno. Democrazia Sovrana e Popolare lancia l'allarme e chiede un piano strategico urgente per il rilancio del comparto.
Crisi del calzaturiero nelle Marche
Un quadro preoccupante emerge dal settore calzaturiero delle Marche. Ogni anno, circa 180 piccole realtà produttive cessano la loro attività. Questa emorragia di imprese ha conseguenze negative sull'occupazione locale. L'allarme è stato lanciato da Orietta Baldelli, coordinatrice provinciale di Democrazia Sovrana e Popolare (Dsp) per le aree di Ascoli Piceno e Fermo.
Baldelli, con un passato da senatrice e presidente della commissione per l'imprenditoria femminile, ha delineato una situazione di contrazione del comparto. Il numero delle imprese marchigiane attive nel settore è sceso a circa 130mila unità. Si registra una perdita di 10mila aziende nel periodo compreso tra il 2022 e il 2024. Solo nel settore calzaturiero, fondamentale per l'export regionale, si contano 1.265 chiusure negli ultimi dieci anni.
Richiesta di un piano strategico
La proposta avanzata da Baldelli è chiara: è necessario un piano strategico. Questo piano dovrebbe partire dal distretto produttivo Fermano-Maceratese. L'obiettivo è definire scelte industriali che siano sia chiare che continuative nel tempo. È fondamentale creare un nuovo patto che coinvolga attivamente lo Stato, i produttori e i lavoratori.
Nel mirino delle critiche ci sono le attuali politiche europee. Secondo Baldelli, queste politiche hanno dato priorità alla stabilità finanziaria a scapito dell'economia reale. La proposta concreta è quella di costruire una piattaforma di rilancio. Questo dovrebbe avvenire in collaborazione con le associazioni di categoria. La piattaforma dovrebbe prevedere l'utilizzo di strumenti pubblici per supportare il credito, gli investimenti e l'innovazione delle micro e piccole imprese del settore.
Impatto sull'economia regionale
Il settore calzaturiero rappresenta una colonna portante dell'economia marchigiana, specialmente per quanto riguarda le esportazioni. La sua sofferenza si traduce in una perdita di posti di lavoro e in una diminuzione del giro d'affari. La mancanza di un piano strategico coordinato rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Le piccole e medie imprese, spesso meno resilienti alle crisi, sono quelle che subiscono maggiormente gli effetti negativi.
La richiesta di un nuovo patto tra istituzioni, imprese e sindacati mira a creare un fronte comune per affrontare le sfide. La necessità di strumenti pubblici per sostenere credito e innovazione è cruciale. Questo permetterebbe alle aziende di rimanere competitive sul mercato globale. La dipendenza da politiche europee percepite come distanti dalle esigenze produttive locali è un altro punto critico sollevato. Un cambio di rotta è auspicato per salvaguardare un comparto storico e vitale per le Marche.
Domande e Risposte
D: Quante aziende calzaturiere chiudono ogni anno nelle Marche?
R: Ogni anno, circa 180 piccole aziende calzaturiere chiudono i battenti nelle Marche.
D: Qual è la proposta di Democrazia Sovrana e Popolare per il settore?
R: La proposta è la creazione di un piano strategico che coinvolga Stato, produttori e lavoratori, con il supporto di strumenti pubblici per credito, investimenti e innovazione.