Il Tribunale Amministrativo Regionale della Valle d'Aosta ha annullato i dinieghi dei Ministeri della Difesa ed Economia. Un militare, malato di tumore, ottiene il riconoscimento della causa di servizio legata all'esposizione all'uranio impoverito durante missioni all'estero.
Riconoscimento causa di servizio per militare malato
Un militare italiano ha ottenuto una vittoria legale significativa. Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) della Valle d'Aosta ha infatti annullato i provvedimenti ministeriali. Questi avevano negato il riconoscimento della causa di servizio. La malattia tumorale del militare era stata giudicata non dipendente dal servizio prestato. Inoltre, era stato negato il diritto all'equo indennizzo.
La sentenza, depositata di recente, accoglie il ricorso presentato dal militare. L'uomo aveva prestato servizio nell'Esercito italiano per diversi anni. La sua carriera si è svolta tra il 1998 e il 2011. Ha fatto parte di un'unità specializzata nella difesa antiaerea e missilistica.
Missioni all'estero e diagnosi tumorale
Il militare ha partecipato a diverse missioni internazionali. Queste includono periodi in Albania (2002), Kosovo (2007) e Afghanistan (2009-2010). Nel settembre 2022, a seguito di accertamenti medici, gli è stata diagnosticata una patologia tumorale. Poco dopo, nel marzo 2023, ha richiesto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio.
Nella sua istanza, il militare ha evidenziato l'esposizione a zone contaminate. Si trattava di aree con presenza di uranio impoverito e nanoparticelle di metalli pesanti. Queste sostanze erano presenti durante le missioni estere.
I pareri negativi e il ricorso al Tar
Nonostante le dichiarazioni del militare, il Comitato di verifica del Ministero dell'Economia ha espresso pareri negativi. In due occasioni, nel marzo e giugno 2024, il Comitato ha escluso la sussistenza di una causa di servizio. Di fronte a questi dinieghi, il militare ha deciso di impugnare le decisioni presso il Tar. È stato assistito dall'avvocato Angelo Fiore Tartaglia, esperto in materia di esposizione all'uranio impoverito.
I giudici del Tar, presieduti da Giuseppina Adamo, hanno fatto riferimento a un precedente orientamento del Consiglio di Stato. Tale orientamento stabilisce una presunzione relativa di nesso causale. Questa presunzione vale per i militari affetti da patologie tumorali esposti a uranio impoverito o metalli pesanti. La presunzione è superabile solo se il Ministero della Difesa fornisce prova contraria.
La decisione del Tar e le motivazioni
La sentenza ha considerato diversi elementi chiave. Il militare è stato inviato in missione in Kosovo e Afghanistan per un periodo significativo. Ha svolto attività operative sul campo. La sua patologia è pacificamente di natura tumorale. I pareri negativi non hanno individuato un'eziologia tipica della malattia. Non è stata neppure identificata una causa extra-lavorativa specifica e alternativa.
Il collegio giudicante ha anche disposto una verificazione tecnica. Questa indagine, conclusa nel novembre 2025, ha confermato l'impiego del militare in zone con uso significativo di armi all'uranio impoverito. La presenza di residui di tali armi sul territorio balcanico e afghano è stata accertata.
La verificazione ha stabilito la probabilità di esposizione a polveri o contaminanti ambientali. Questi erano inevitabilmente correlati ai residui delle armi. È stata ritenuta non trascurabile la possibilità che il militare abbia inalato polveri contenenti particelle di uranio impoverito. Anche se meno probabile, l'ingestione di sostanze o acque contaminate è stata considerata.
Accertamenti e condanna alle spese
I giudici hanno sottolineato che, nonostante i livelli di radioattività potessero apparire bassi, il rischio era concreto al momento del servizio. I pareri sfavorevoli sono stati giudicati superati dalle evidenze. Non hanno cercato una genesi extra-lavorativa concreta della patologia.
Di conseguenza, il ricorso è stato accolto. I provvedimenti impugnati sono stati annullati. I Ministeri della Difesa ed Economia sono stati condannati al pagamento delle spese legali. Queste sono state liquidate in 3.000 euro. A loro carico anche le spese della verificazione tecnica disposta dal Tar.
La sentenza può essere appellata dinanzi al Consiglio di Stato.
Domande frequenti
Cosa ha stabilito il Tar della Valle d'Aosta riguardo al militare?
Quali sono le conseguenze del riconoscimento della causa di servizio per il militare?