Condividi
AD: article-top (horizontal)

Alessandro Barbero ha incantato il pubblico dell'Università della Valle d'Aosta, svelando le radici dell'identità valdostana nel Medioevo. L'evento ha attirato un'ampia partecipazione, confermando l'appeal dello storico.

Barbero all'Università: Fascino Storico per l'Identità Valdostana

Lo storico e divulgatore Alessandro Barbero ha recentemente catturato l'attenzione degli appassionati di storia all'Università della Valle d'Aosta. La sua presenza ha segnato la prima sessione del prestigioso “Colloque international Vallée d’Aoste entre histoire et représentations”. Questo evento, organizzato in occasione delle Journées de la Francophonie, ha visto Barbero protagonista indiscusso.

L'effetto Barbero si è manifestato ancora una volta, riaccendendo l'interesse del pubblico valdostano. La sua innata passione, il carisma magnetico e una straordinaria capacità comunicativa sono gli ingredienti che gli permettono di mantenere alta l'attenzione di un vasto pubblico. Suscitare interesse durante una lezione di storia non è un'impresa facile. Tuttavia, Alessandro Barbero riesce a conquistare l'uditorio, godendo di grande stima e affetto.

Il suo intervento, intitolato “Elementi costitutivi dell’identità valdostana nel Medioevo”, ha trasformato la storia in un racconto avvincente e accessibile. Barbero ha animato la sessione inaugurale del convegno internazionale. L'evento si è svolto presso l'ateneo valdostano, con la coordinazione di Laurent Ripart. La mattinata del 25 marzo è stata caratterizzata da un'aula magna gremita e attenta.

I lavori sono iniziati con il discorso di apertura del convegno. Sono seguiti gli interventi di altri stimati accademici. Tra questi, Joseph Rivolin dell'Académie Saint-Anselme d’Aoste, Davy Marguerettaz dell'Università di Cagliari, Simona Merlo dell'Università Roma Tre, Anne-Sophie Nardelli dell'Université Savoie Mont Blanc e Marco Cuaz dell'Università della Valle d’Aosta. La partecipazione di tali figure ha arricchito il dibattito accademico.

Identità Valdostana: Confini e Peculiarità nel Medioevo

Con una precisione espositiva notevole e una chiarezza argomentativa impeccabile, Barbero ha delineato il profilo peculiare della Valle d’Aosta. Questa regione si è distinta fin dall'antichità come un crocevia di lingue, culture e identità distinte. Lo storico ha sottolineato l'importanza di un approccio equilibrato, affermando: «Non bisogna mitizzare l’identità e l’autonomia valdostana».

Tuttavia, ha evidenziato come già nel Basso Medioevo si definissero confini precisi e immutabili. Queste caratteristiche hanno reso il territorio valdostano particolarmente unico. Così ha esordito lo storico nel suo intervento, focalizzato sulla specificità della regione montana. L'evento ha aperto uno spazio di confronto e riflessione. Questo si è sviluppato attorno a tre approfondimenti tematici chiave. Sono stati analizzati il quadro geografico e giuridico della Valle in epoca medievale. Si è discusso dei confini incerti verso l'Italia. Infine, è stata esplorata la consuetudine come fonte del diritto valdostano.

La denominazione geografica della Valle d’Aosta è stata riconosciuta fin dall'epoca carolingia. In quel periodo, per la prima volta, si utilizzò il termine “valle” per identificare questo specifico territorio. Questa scelta terminologica ha travalicato i confini del tempo. Ha definito una circoscrizione autonoma, non nel senso moderno del termine, ma nel significato di un'entità peculiare e distinta. Barbero ha illustrato con grande chiarezza il collegamento tra la conformazione geografica della valle e il suo assetto giuridico.

Ha spiegato come il conte di Savoia visitasse raramente la Valle d’Aosta. Nonostante ciò, il suo passaggio dal Piccolo San Bernardo rappresentava un evento di notevole rilevanza politica e giuridica. In questo modo, inizialmente venivano riscossi i sussidi dalla popolazione locale. Il territorio si trasformò presto in un comitatus, ovvero una circoscrizione amministrativa ben definita.

Confini Incerti e Diritto Consuetudinario: Il Cuore della Valle

Barbero ha definito l'identità valdostana non solo come un tratto caratteriale degli abitanti. L'ha intesa piuttosto come l'identità di un territorio. Un territorio caratterizzato da confini molto precisi, all'interno dei quali vigevano regole specifiche e si parlava una lingua differente da quella esterna. I confini rappresentano il secondo approfondimento tematico affrontato dal professore.

Lo storico ha confessato una delle difficoltà intrinseche del lavoro dei medievisti: «Una delle maledizioni del nostro lavoro di medievisti è proprio identificare l’area che vogliamo studiare: dove comincia, dove finisce, non è affatto ovvio». Al contrario, la Valle d’Aosta, come emerge dai documenti medievali, coincide con un territorio dai confini in parte molto chiari, come il Piccolo e il Grande San Bernardo. Altri confini, tuttavia, si presentano meno definiti.

Barbero ha evidenziato l'incertezza dei confini verso l'Italia, la cosiddetta “terra lombarda”. Questa rappresenta una frontiera linguistica storicamente marcata dalla comunità montana. Con un tocco di ironia, lo storico ha aggiunto: «Si riconoscevano non appena aprivano la bocca». Ciononostante, si è consolidata rapidamente l'idea che il Paese fosse un territorio a sé stante. Questo si estendeva da Pont-Saint-Martin fino al Gran San Bernardo e al Piccolo San Bernardo.

La terza e ultima parte dell'intervento è stata dedicata alla consuetudine. Questa rappresenta una forma di diritto, anch'essa specificamente valdostana. Contribuisce a definire ulteriormente le peculiarità del territorio montano. Si tratta di un insieme di regole feudali che influenzavano la vita dell'intera comunità. Regolavano i poteri e le richieste dei signori verso i loro uomini. Disciplinavano i diritti familiari e femminili, oltre ai diritti feudali.

Come affermato ironicamente da Barbero, «la Charta Augustana batte gli atti notarili». Questo sottolinea l'importanza delle fonti scritte locali. Si delinea così, fin da tempi remoti, la specificità della Valle d’Aosta. «Nessuno dei residenti in Valle d’Aosta ignorava di essere valdostano», ha concluso Barbero. Questo perché chi abitava in quel territorio viveva secondo regole diverse da chi risiedeva altrove.

Successo e Riconoscimento: L'Apprezzamento del Pubblico

La risposta del pubblico è stata estremamente positiva. Il consueto tutto esaurito ha ancora una volta testimoniato il grande apprezzamento dei valdostani per lo storico. La sua capacità di offrire una narrazione differente da quella solitamente proposta nei libri di storia è notevole. Pur analizzando le fonti con grande precisione, stimola riflessioni critiche nel pubblico. Questo è ciò che ha attratto, oggi come in molte altre occasioni, una platea numerosa e attenta.

L'iniziativa è stata organizzata dal Dipartimento di Lingue, Letterature e Civiltà straniere e regionali dell’Université Savoie Mont Blanc. La collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta e la Regione Autonoma Valle d’Aosta è stata fondamentale. L'evento si inserisce anche nel quadro delle attività promosse per l’80° anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia. Questo contesto storico aggiunge ulteriore significato alla discussione sull'identità regionale.

La redazione di Youth Press, giovane e dinamica, ha raccontato la vita culturale di Aosta con uno sguardo diretto, competente e plurale. Questo progetto è promosso da Long Neck Doc ETS. È stato approvato per l’Avviso “1-2025: Giovani in città” dell’Assessorato Affari europei, innovazione, PNRR, politiche nazionali per la montagna e politiche giovanili. È finanziato dal Fondo regionale politiche giovanili (l.r. 12/2013). L'articolo è stato redatto da Beatrice Somaglia.

AD: article-bottom (horizontal)