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Un uomo è stato condannato a nove anni di carcere per aver perseguitato e ricattato una ragazza minorenne. L'imputato ha utilizzato profili falsi e minacce per costringerla a inviare materiale sessuale. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Agrigento.

Condanna per stalking e ricatti sessuali

Un uomo di 26 anni ha ricevuto una pena di nove anni di reclusione. È stato inoltre condannato al pagamento di 70 mila euro di multa. La decisione è stata presa dal tribunale di Agrigento. L'uomo è stato giudicato colpevole di aver perseguitato e ricattato una giovane. La vittima era minorenne al momento dei fatti. L'imputato l'aveva costretta a inviargli foto e video a contenuto sessuale. La sentenza è giunta dopo un lungo processo. Il collegio giudicante era presieduto da Agata Anna Genna.

I giudici Emanuela Caturano e Matteo Rametta hanno ascoltato le prove. Secondo quanto emerso, l'uomo aveva 19 anni quando iniziò a perseguitare la ragazza. Aveva creato diversi profili falsi sui social network. Si fingeva membro del gruppo di hacker “Anonymous”. Lo scopo era minacciare la giovane. Voleva costringerla a riprendere la relazione sentimentale. La relazione era terminata da tempo.

Minacce e profili falsi sui social

Attraverso questi account fasulli, l'uomo inviava messaggi intimidatori. I messaggi erano anche offensivi. Le indagini hanno rivelato frasi agghiaccianti. Ad esempio, scriveva: «puoi prepararti il coltello ma stavolta taglia la gola o le vene, non il braccio». In un altro messaggio diceva: «tra cinque minuti tutto il mondo conoscerà le tue foto». La polizia postale ha condotto le indagini. Ha identificato con certezza l'autore dei messaggi. Tutti i profili erano riconducibili a un'utenza telefonica. L'utenza era intestata all'imputato.

Dopo la fine della loro storia, l'uomo non ha smesso di perseguitare la ragazza. Lei era una studentessa del liceo. Lui la seguiva nei luoghi che frequentava. Pubblicava online immagini intime della giovane. Tagga amici e conoscenti della vittima. Questo amplificava la sua sofferenza. La giovane, che aveva 16 anni all'epoca, ha testimoniato in aula. Ha raccontato di essere stata costretta a realizzare i video. Lo ha fatto “per sfinimento”. Subiva continue pressioni e minacce. Ha vissuto mesi di terrore. Ha sofferto isolamento e vergogna. Ha compiuto gesti di autolesionismo. Ha pensato anche al suicidio.

La testimonianza della vittima e la sentenza

«Avevo paura di uscire di casa, di incontrarlo per strada. Non volevo più vedere nessuno», ha dichiarato la giovane durante la sua deposizione. Il pubblico ministero Elenia Manno aveva richiesto una pena di sette anni. Aveva anche chiesto una multa di 60 mila euro. Il tribunale ha però inflitto una pena più severa. Ha riconosciuto la responsabilità dell'imputato per tutti i capi d'accusa. Questi includono la produzione di materiale pedopornografico. Anche lo stalking aggravato e la diffamazione sono stati contestati. Il collegio giudicante ha disposto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. L'imputato non potrà ricoprire alcun incarico di tutela o curatela. Dovrà anche risarcire i danni alle parti civili. La ragazza riceverà 50 mila euro. Il padre e la madre avranno 5 mila euro ciascuno. Dovrà anche pagare le spese legali. La giovane e i suoi genitori si erano costituiti parte civile. Erano assistiti dagli avvocati Giuseppe Scozzari e Angelo Sutera. La motivazione completa della sentenza sarà resa nota entro novanta giorni. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Maurizio Buggea, potrà presentare ricorso contro il verdetto.

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